Uno sguardo “a volo d‘uccello” sulla Resistenza romana: il patrimonio archivistico tra Milano e Roma | di Alessandro Iannucci

Uno sguardo “a volo d‘uccello” sulla Resistenza romana: il patrimonio archivistico tra Milano e Roma | di Alessandro Iannucci

Poco meno di tre anni (aprile 2017) fa ho deciso di partecipare al «Torno Subito», un programma della Regione Lazio ideato con l’obiettivo di finanziare e sviluppare percorsi di formazione e di esperienze lavorative in contesti nazionali e non. Per ogni progetto si prevedeva uno svolgimento strutturato in due fasi: la prima fuori dal Lazio, in Italia o in un qualsiasi altro paese del mondo, mentre la seconda all’interno della regione.

L’idea intorno cui si è sviluppato il progetto è stata quella di realizzare un accurato scavo archivistico in merito a tutti quei fondi che conservassero materiale relativo alla Resistenza a Roma (settembre ‘43/giugno ‘44), così da poter disporre di un quadro aggiornato rispetto alla reale disponibilità e alla fruibilità della documentazione. Così, dopo aver appreso dell’interesse e della disponibilità dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (IRSIFAR), su consiglio di quest’ultimo ho contattato l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri (ex Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia) per proporgli di esaminare tutte le carte in loro possesso conservate a Milano – città tra le più importanti per quanto riguarda la storia del fascismo e della Resistenza – in relazione agli avvenimenti della resistenza romana. Il mio progetto si è così potuto concretizzare in una prima fase trascorsa a Milano dal febbraio al giugno del 2018 e in una seconda conclusiva a Roma tra il settembre del 2018 e il febbraio del 2019; tutti i dati raccolti sono stati schedati su tabelle di Excel così da facilitarne la consultabilità e la ricerca.

Nel periodo trascorso a Milano, ho svolto ricerche negli archivi dei principali istituti culturali e delle fondazioni pubbliche e private della città. Base operativa e di partenza di tutta “l’operazione” è stata l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, che mi ha ospitato inizialmente nella sede amministrativa di via Federico Confalonieri e poi, per la maggior parte del tempo, nei locali di via Sarca dov’è conservato l’intero patrimonio archivistico. Qui ho potuto consultare il «Fondo CLNAI», il «Fondo CVL», il «Fondo Brigate Garibaldi», il «Fondo processi Erich Priebke – Herbert Kappler», il «Fondo Bauer Riccardo», il «Fondo De Laurentiis Augusto», il «Fondo Palombo Vittorio», il «Fondo Parri Ferruccio». Il primo dei fondi citati risulta molto consistente, ma per la mia ricerca sono di un qualche interesse i verbali, le circolari e gli atti interni dell’organismo; alcuni documenti sono relativi alla “Missione al Sud” della fine del ‘44 della delegazione del CLNAI composta da Ferruccio Parri, Edgardo Sogno, Giancarlo Pajetta e Alfredo Pizzoni. Anche il secondo fondo, quello del CVL, contiene materiale inerente alla “Missione al Sud”, ma le carte a mio avviso più significative sono quelle della serie ‘Documenti nemici’ contenenti rapporti, lettere e schedari stilati dalla Banda Koch nei suoi mesi romani. Il fondo delle Brigate Garibaldi conserva pochissimo materiale su Roma, mentre risulta molto cospicuo il fondo contenente la documentazione dei processi agli ufficiali nazisti Priebke e Kappler. Infine, per quanto riguarda i fondi personali, non vi ho trovato all’interno numerosi fascicoli significativi per la ricerca: molto pochi per quanto riguarda Bauer, poiché credo che essi siano stati trasferiti nell’omonimo fondo conservato presso la Società Umanitaria; un po’ di più negli incartamenti di Parri, di cui tuttavia la maggior parte consiste in bollettini e notiziari.

Successivamente mi sono recato alla Società Umanitaria per consultare l’«Archivio Bauer Riccardo», ma ciò è stato molto complicato poiché il fondo non è stato ancora inventariato e quindi non esistono strumenti per orientarsi nella ricerca: i documenti clandestini del periodo romano sono conservati in una busta specifica, mentre c’è solamente uno schedario con indice alfabetico relativo al carteggio, suddiviso tra lettere in entrata e in uscita. Infine ho potuto consultare il «Fondo Leo Valiani» e l’«Archivio Pietro Secchia» presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Nel primo sono contenute perlopiù lettere scambiate da Valiani con Altiero Spinelli, Manlio Rossi-Doria e Giorgio Amendola; nel secondo invece vi è una mole di documenti di carattere eterogeneo: carte sulla difesa di Roma, documenti sul Lazio e sul Meridione tra il ‘43 e il ‘44, dati sulle Brigate Garibaldi operanti nel Lazio e anche fotocopie di documenti in lingua inglese sull’OSS e sull’OVRA.

Nella seconda fase del tirocinio, svoltasi a Roma, il lavoro è iniziato presso l’IRSIFAR con la consultazione del ricchissimo «Fondo Ricerche e documenti», nucleo originario dell’archivio dell’istituto; esso è costituito dalle carte e dalle ricerche promosse sul tema della Resistenza raccolte negli ultimi decenni. Qui sono presenti numerosi verbali sulle azioni di guerriglia compiute dalle formazioni del PCI, del PdA e del PSI nelle otto zone in cui era stata divisa la città, schedari di partigiani e relazioni sulle decine di bombardamenti subiti in poco meno di un anno. È conservata una grandissima mole di ritagli di quotidiani e periodici stampati durante i mesi della Resistenza e del dopoguerra, i documenti raccolti sia da Cesare De Simone per la pubblicazione dei suoi libri che dall’IRSIFAR per l’opera Documenti della Resistenza a Roma e nel Lazio. Con CD-ROM, oltre che le carte dei professori Antonio Parisella e Sandro Setta.

La ricerca è poi proseguita negli ancor più vasti archivi della Fondazione Gramsci; qui il materiale consultato è stato, oltre che cartaceo, anche digitale. Nonostante la notevole consistenza e l’interesse che rivestono le buste «1943-1944 da carte di Roberto Forti» e «Materiale storia Federazione PCI di Roma 1921-1944», e gli archivi «Partito comunista italiano. Federazione di Roma» e « Biografie, memorie, testimonianze», la maggior parte degli sforzi è stata indirizzata allo spoglio del materiale digitalizzato e pubblicato sul portale «Archivi della Resistenza»: in questo portale online sono presenti i fondi «Brigate Garibaldi 1943-1945», «Corrispondenza Roma-Milano 1943-1945» e «Direzione Nord 1943-1945». Nel primo di questi tre fondi sono conservate relazioni sull’attività delle brigate, sia nella città che nel territorio dei Castelli Romani, mentre nel secondo tutta la corrispondenza intercorsa tra Roma e Milano nei nove mesi di occupazione nazifascista della capitale: tra i mittenti notiamo i nomi di Luigi Longo, Pietro Secchia, Mauro Scoccimarro e Celeste Negarville. Nel terzo fondo sono invece conservate, suddivise in modo molto ordinato, tantissime lettere, verbali, delibere e proposte degli organismi dirigenti del PCI, del CLNAI e del CLN; vi sono poi documenti prodotti dai vari partiti, dai sindacati e persino dal Servizio di Informazione e Polizia.

Ciò nonostante, per quanto riguarda Roma, il lavoro è stato solamente l’inizio di una più vasta ricognizione che riguarda un territorio molto esteso dal punto di vista geografico e molto frammentato dal punto di vista della conservazione archivistica, soggetta ai più svariati spostamenti e smembramenti. Il poco tempo che ho avuto a disposizione ha permesso di esaminare a fondo solamente due istituti – tra i più importanti e tra i primi a doversi consultare in un lavoro del genere – mentre invece il lavoro andrebbe proseguito presso l’Archivio Centrale di Stato, il Museo Storico della Liberazione e gli altri importanti istituti culturali presenti nel territorio romano.

Ritengo di fondamentale importanza che in futuro vengano promossi e finanziati ulteriori lavori di revisione e di ricerca che riescano a stabilire il reale stato di disponibilità di un patrimonio archivistico ricco come quello italiano, che tuttavia si è sempre trovato a dover affrontare problemi relativi alla propria conservazione e fruibilità. Ciò permetterebbe agli studiosi, di oggi e di domani, di poter accedere più facilmente alle fonti e di orientarsi con maggiori strumenti nella ricerca storica, per poter così continuare a comprendere e a interrogarsi attorno a uno degli snodi chiave della storia dell’Italia contemporanea. Il mio lavoro si inserisce in quest’ottica di un “ritorno alle fonti”, prospettiva da percorrere soprattutto in un momento storico come quello attuale dove il dibattito politico-culturale è appiattito sulla pubblicistica grossolana e sulle dichiarazioni ad effetto. La necessità di tornare a ragionare sui “fatti” e sulle loro relazioni causali risulta ancor più urgente relativamente alla tematica resistenziale, rispetto alla quale negli ultimi anni sono state compiute, da più parti, opere di mistificazione e addirittura di condanna.

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